Film sulla Shoah

Da sempre la Shoah  è considerato uno temi più delicati da trattare e rappresentare, tanto sulla pagina scritta quanto sul grande schermo. Nella storia del cinema sono tantissimi gli esempi di pellicole che hanno parlato, in maniera molto diversa, della Shoah e di tutte le conseguenze che ha generato. Non molti sono stati capaci di approcciare l’argomento con la giusta sensibilità e valore documentario.

  • Notte e nebbia, 1956, di Alain Resnais.
    Il documentario è una delle prime produzioni che raccontano la Shoah alternando scene a colori girate nei lager negli anni Cinquanta a scene in bianco e nero di repertorio filmate da operatori russi, truppe militari e SS quando i lager erano ancora in funzione.
    Presenta riferimenti storici a tre date importanti: il 1933, anno dell’avvento del nazismo; il 1942, quando iniziò il sistematico genocidio ebraico; il 1945, anno della chiusura dei lager con la fine del conflitto mondiale. L’alternanza di immagini in bianco e nero e quelle a colori evidenzia un’opposizione tra passato e presente. Mentre le immagini si fanno più drammatiche, la musica di commento diventa invece sempre più dolce. Jean Cayrol, scrittore francese di origini ebraiche e testimone diretto dello sterminio, fu scelto come autore delle frasi di commento del documentario.
    «Notte e nebbia», è il nome dell’operazione di annientamento ordita dai tedeschi ai danni degli oppositori del regime nazista. Ancora oggi si tratta di un documento agghiacciante che lascia sgomenti.
    Il regista, non ebbe libero accesso al materiale d’archivio necessario per realizzare compiutamente il documento. Nel dicembre del 1955 la censura francese volle tagliare alcune parti del film considerate troppo impressionanti.


  • Il diario di Anna Frank, 1959, di George Stevens.
    Il celebre racconto autobiografico della giovane Anna Frank, pubblicato nel 1947, è diventato un film diretto da George Stevens e oggi poco ricordato. Nei panni della protagonista, l’allora esordiente americana Millie Perkins. Basato sul dramma teatrale (a sua volta ispirato al volume originale) messo in scena nel 1955, «Il diario di Anna Frank» ottenne diversi riconoscimenti importanti, tra cui ben tre premi Oscar: miglior attrice non protagonista (Shelley Winters), miglior fotografia e miglior scenografia. Il diario di Anna Frank, 1959, di George Stevens.
    Il film ripercorre tutto ciò che accadde alla sfortunata famiglia ebrea di Anna Frank, dal dono del diario alla deportazione nei campi di sterminio. Uno dei più toccanti film sulla memoria della Shoah.


  • Kapò, 1960, di Gillo Pontecorvo.
    Molto discusso al momento dell’uscita, «Kapò» racconta la discesa agli inferi di una ragazza ebrea che in un campo di concentramento viene trasformata da vittima in carnefice e aguzzina delle sue compagne. A redimerla sarà l’amore per un prigioniero russo. Nominato all’Oscar per il miglior film straniero, «Kapò» è una triste parabola sulla distruzione della dignità umana operata dai nazisti nei lager.


  • Vincitori e vinti, 1961, di Stanley Kramer.
    Molto amato dal pubblico americano, «Vincitori e vinti» ricostruisce in chiave romanzesca il processo di Norimberga del 1948 contro i criminali di guerra nazisti. Cast all-star con Spencer Tracy, Burt Lancaster, Montgomery Clift, Judy Garland, Marlene Dietrich e Maximilian Schell. Indubbiamente uno dei lavori più impegnati del regista Stanley Kramer che successivamente passerà alla commedia con «Questo pazzo pazzo pazzo pazzo mondo».


  • Il giardino dei Finzi Contini, 1970, di Vittorio De Sica.
    Alla base c’è il capolavoro di Giorgio Bassani. Le leggi razziali colpiscono una ricca famiglia ebrea di Ferrara e distruggono un’intera comunità. Indimenticabile Dominique Sanda nei panni di Micol: e pensare che il regista aveva inizialmente immaginato Patty Pravo in quel ruolo. Il grande Vittorio De Sica vince il quarto Oscar per il miglior film straniero.


  • La scelta di Sophie, 1982, di Alan J. Pakula.
    Narra le vicende di un aspirante scrittore che fa la conoscenza di una coppia formata da un’immigrata polacca che è stata detenuta ad Auschwitz e un ragazzo ebreo. La donna nasconde un segreto che rivelerà al giovane scrittore. Il film valse l’Oscar come miglior attrice a Meryl Streep.


  • Shoah, 1985, di Claude Lanzmann.
    L’opera ritenuta più importante sulla Shoah è il documentario d’inchiesta firmato dal francese Claude Lanzmann, che dura più di nove ore, frutto di oltre dieci anni di ricerche approfondite. Incommensurabile l’importanza storica del film poiché vengono intervistati sia i sopravvissuti ai campi di concentramento, sia gli ex SS che li torturavano.


  • Arrivederci ragazzi, 1987, di Louis Malle.
    Ispirato a un ricordo d’infanzia dello stesso regista francese, il film è ambientato in un collegio transalpino nel gennaio del 1944. Il piccolo Julien vedrà alcuni suoi compagni ebrei, ospitati clandestinamente nella struttura, venir prelevati dalla Gestapo in seguito a una soffiata. Moriranno nei campi di sterminio. Pellicola di rara sensibilità, «Arrivederci ragazzi» è uno dei punti più alti raggiunti in carriera da Louis Malle.


  • Jona che visse nella balena, 1993, di Roberto Faenza.
    Basato sull’omonimo romanzo autobiografico di Jona Oberski, il film narra la storia di Jona, un bambino di soli 4 anni che viene deportato con i genitori, in un campo di concentramento. Gli orrori sono così indicibili da poterli rielaborare solamente molti anni dopo, attraverso il ricordo.


  • Schindler’s List, 1993, di Steven Spielberg.
    Il film sulla Shoah per eccellenza, racconta la vera storia di Oskar Schindler, imprenditore tedesco che durante la seconda guerra mondiale salvò la vita a circa 1.200 ebrei. Nel film ha il volto di Liam Neeson, splendidamente diretto da uno Steven Spielberg in grandissima forma. Ben sette premi Oscar (tra cui quelli per il miglior film e per la miglior regia) per una pellicola entrata nella memoria collettiva anche grazie all’immagine di una bambina con un cappotto rosso, unica traccia di colore su uno sfondo completamente bianco e nero. Una grande invenzione poetica.


  • La tregua, 1997, di Francesco Rosi.
    Tratto dal seguito di “Se questo è un uomo” di Primo Levi, racconta il lungo viaggio verso casa di Primo Levi dopo la liberazione dal campo di concentramento di Auschwitz. Uno di quei film su Aushwitz da guardare in occasione del Giorno della Memoria.


  • La vita è bella, 1997, di Roberto Benigni.
    Una favola tragica, emozionante e commovente. «La vita è bella» ha segnato un unicum drammatico nella carriera del comico Roberto Benigni, che ha scritto la sceneggiatura insieme a Vincenzo Cerami. In un campo di concentramento, la dura realtà è trasformata da Guido Orefice in un gioco per salvare suo figlio e preservarne, in qualche modo, l’infanzia. Incredibile successo di pubblico, il film vinse tre premi Oscar: miglior film straniero, miglior attore protagonista e miglior colonna sonora (Nicola Piovani).


  • Train de vie – Un treno per vivere, 1998, di Radu Mihaileanu.
    In un villaggio dell’Europa dell’Est del 1941, gli abitanti escogitano un ingegnoso piano per evitare la deportazione da parte dei nazisti: allestiscono un finto convoglio ferroviario che, invece di viaggiare verso il Lager, ha come meta finale la Palestina e la salvezza.


  • L’ultimo treno, 2001, di Yurek Bogayevicz.
    Per sfuggire ai rastrellamenti degli ebrei, un bambino si finge cattolico e cerca riparo in una fattoria.


  • Il pianista, 2002, di Roman Polanski.
    Tratto dal romanzo omonimo e autobiografico di Wladyslaw Szpilman, «Il pianista» è incentrato sulla vita di un pianista ebreo, dallo scoppio della seconda guerra mondiale fino alla liberazione di Varsavia da parte dell’Armata Rossa. Polanski ha dichiarato che, tra tutti i suoi film, «Il pianista» è quello che ama di più. Palma d’Oro al Festival di Cannes e vincitore di tre Oscar: regia, attore protagonista (Adrien Brody) e sceneggiatura non originale.


  • Monsieur Batignole, 2002, di Gérard Jugnot.
    Edmond Batignole è un macellaio francese che approfitta dei rastrellamenti nazisti per occupare l’appartamento dei suoi ex vicini ebrei deportati. Le cose cambiano, però, quando alla sua porta bussa Simon, il figlio dei vicini sfuggito ai tedeschi. Infatti Batignole decide di aiutare Simon e i suoi due amici a raggiungere la Svizzera.


  • Senza destino, 2005, di Lajos Koltai. 
    Il film è basato sul romanzo semi-autobiografico del premio Nobel, Imre Kertész, intitolato “Essere senza destino”. Un adolescente ebreo di Budapest viene deportato prima ad Auschwitz, poi a Buchenwald e infine al sottocampo di Zeitz. Grazie all’amicizia e alla solidarietà nel lager e a circostanze fortunate riesce a sopravvivere. Con una forte impronta psicologica, si avvale della colonna sonora di Ennio Morricone che sottolinea la drammaticità dei fatti raccontati.


  • Ogni cosa è illuminata, 2005, di Liev Schreiber.
    Film a metà fra commedia e dramma, desunto dall’omonimo romanzo di Jonathan Safran Foer. Il protagonista racconta il suo ritorno nel 1999 in Ucraina, alla ricerca delle origini di suo nonno, un ebreo costretto a emigrare negli Stati Uniti a causa delle persecuzioni naziste.


  • Black Book, 2006, di Paul Verhoeven
    Un film sul nazismo che parla della Resistenza nell’Olanda occupata, seguendo il punto di vista e la via crucis di una spia ebrea che si intrufola tra i membri della Gestapo per carpire i segreti delle strategie dell’esercito tedesco.


  • Il bambino con il pigiama a righe, 2008, di Mark Herman.
    Bruno (Asa Butterfield), bambino tedesco di otto anni e figlio di un ufficiale nazista, stringe amicizia con un bambino ebreo rinchiuso in un campo di concentramento; a separarli, solo il filo spinato che divide il campo dalla fattoria dove abita Bruno. Le rispettive differenze si annullano in questo racconto di profonda e toccante amicizia.


  • The Reader – A voce alta, 2008, di Stephen Daldry.
    Basato sull’omonimo romanzo di Bernhard Sclink il film si concentra sul processo a una ex SS, Hanna Schmitz, visto dagli occhi del suo giovane e inconsapevole amante del tempo, diventato poi un avvocato.


  • Fratelli d’Italia? Un film per tramandare la storia, 2009, di Dario Barezzi.
    Il film s’interroga e ci interroga sul nostro essere cittadini dopo la Shoah, su eventi che potrebbero ripetersi: saremmo semplici spettatori?


  • Wunderkinder, 2011, di Marcus O. Rosenmüller: pellicola di produzione tedesca ambientata negli anni ’40 che racconta la storia di tre bambini accomunati da un gran talento musicale, La loro vita e amicizia sarà condizionata dall’ascesa del nazismo. Dedicato alla memoria di mezzo milione di bambini che morirono nella Shoah, Wunderkinder è un omaggio all’innocenza completamente privo di cliché ed è basato su eventi realmente accaduti scoperti da Artur Brauner, produttore sopravvissuto all’Olocausto, che ha dedicato gli ultimi 20 anni della sua carriera alla produzione di film sul tema della Seconda Guerra Mondiale.

  • Hannah Arendt, 2012, di Margarethe von Trotta.
    Il film racconta il viaggio della filosofa tedesca che va a Gerusalemme per seguire, per conto del New Yorker, il processo al funzionario nazista Adolf Eichmann. Qui rimane sorpresa quando, pensando di trovare un mostro, vede solamente un uomo mediocre.


  • Storia di una ladra di libri, 2013, di Brian Percival.
    È il 1938 quando Liesel, una ragazzina di 9 anni, viene data in adozione agli Hubermann, una famiglia tedesca che abita in un quartiere operaio in Germania. Inizialmente analfabeta, troverà rifugio nei libri, passione che condividerà con il nuovo arrivato a casa Hubermann: un giovane ebreo scampato alle violenze della “Notte dei lunghi Coltelli” del 30 giugno 1934.
    La pellicola, per la delicatezza con cui mette in scena i temi trattati, è sicuramente un film sulla memoria consigliato a bambini e ragazzi.


  • Corri, ragazzo, corri, 2013, di Pepe Danquart.
    Adattamento del romanzo di Uri Olev, il film racconta la vera storia di Srulik (Yoram Friedman, nella vita reale), un bambino ebreo di otto anni, in fuga dal ghetto di Varsavia e dal peso delle sue origini. Dopo tanto fuggire e nascondersi dai nazisti, il ragazzo troverà alloggio e lavoro in una fattoria cattolica, dove viene accettato come un figlio.


  • Perché non scende la notte, 2014, di André Singer, documentarista, docente universitario, è un’operazione davvero unica nel suo genere. Basato su materiale inedito, il film raccoglie le prime testimonianze visive degli orrori filmati dai cineoperatori all’interno dei campi di concentramento all’indomani della loro liberazione. Sono immagini girate dalle forze inglesi, russe e americane, che l’allora Ministro delle Comunicazioni britannico, Sydney Bernstein, incaricò di riunire, assieme a numerose interviste ai sopravvissuti allo sterminio, in un documentario che testimoniasse l’indicibile vastità dei crimini perpetrati dal regime nazista. Al montaggio contribuirono grossi nomi dell’Intellighenzia britannica, quali i cineasti Alfred Hitchcock e Stewart McAllister ed il futuro Capo di Gabinetto Richard Crossman. Il film rimase dimenticato negli archivi di stato britannici per decenni, fino a quando, nel 1985, fu riscoperto da un ricercatore nell’Imperial War Museum e poi trasmesso dal canale tv britannico PBS Frontline.

  • Woman in gold 2015, di Simon Curtis.
    Il film ripercorre la vicenda giudiziaria di Maria Altmann contro il governo austriaco per rivendicare l’eredità del famosissimo quadro di Gustav Klimt in cui è ritratta sua zia Adele, noto come la Donna in oro o il Ritratto di Adele Bloch-Bauer.


  • Remember, 2015, di Atom Egoyan.
    Il film racconta il viaggio dell’anziano e malato Zev alla ricerca del nazista responsabile dell’uccisione della sua famiglia ad Auschwitz.


  • Il figlio di Saul, 2015, di László Nemes: appena arrivato nelle nostre sale, il sorprendente esordio dell’ungherese Nemes ha scosso l’ultimo Festival di Cannes, dove è stato premiato con il Gran Premio della Giuria. Ambientato ad Auschwitz nel 1944, il film racconta la dura esistenza di Saul, prigioniero ungherese costretto ad aiutare i nazisti nei loro intenti di sterminio. Lo stile concitato e la splendida messinscena (la cinepresa è perennemente attaccata al volto del protagonista) lo rendono un prodotto struggente e imperdibile. È il grande favorito per la vittoria all’Oscar come miglior film straniero.

  • Il labirinto del silenzio, 2016, di Giulio Ricciarelli. Il primo lungometraggio firmato dal regista e attore italo-tedesco Giulio Ricciarelli, racconta di Johann Radmann, un procuratore di Francoforte (siamo nel 1958) che indaga su una cospirazione messa in atto per coprire la connivenza con il regime nazista di importanti personaggi pubblici. Selezionato dalla Germania per la candidatura all’Oscar come film non in lingua inglese. Il film è entrato nella cinquina dei film stranieri per il Golden Globe.

  • Il viaggio di Fanny, 2016, di Lola Doillon, 2016.
    Basato sulla storia vera di Fanny, un’adolescente ebrea, che cerca di fuggire insieme alle sorelle e ad altri bambini dalla Francia occupata verso il confine svizzero nel tentativo di sfuggire ai rastrellamenti dei nazisti.


  • Oscar, 2016, di Dennis Dellai.
    Il film “Oscar” si ispira alla storia di Oskar Klein, una leggenda del jazz europeo, morto il 12 dicembre 2006. Narra la sua storia di ragazzo ebreo internato con la famiglia austriaca ad Arsiero, in provincia di Vicenza, dopo essere stato nel campo di concentramento di Ferramonti. Per salvarsi dalla deportazione fuggirono in Svizzera.
    La loro fuga in Svizzera divenne il film svizzero “Die letzte Chance”, una pellicola diretta da Leopold Lindberg, un ebreo che viveva in Svizzera, basata sulla storia di questa fuga, come era stata raccontata dal padre di Oskar. A Vicenza Oskar era un ragazzo di 12-14 anni. Allora cominciò a suonare il mandolino regalatogli dalla comunità di Arsiero per il suo barmitzva.


  • La verità negata, 2016, di Mick Jackson. 
    Il film ripercorre la battaglia legale sul negazionismo che ha visto protagonisti due storici: Deborah Lipstadt e David Irving.


  • Un sacchetto di biglie, 2017, di Christian Duguay.
    Adattato da “Un sacchetto di biglie”. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la famiglia Joffo di Parigi, di origini ebraiche, manda i figli nel sud della Francia. Joseph e il fratello Maurice lottano per ritrovare i genitori e sopravvivere in un mondo ostile.


  • La signora dello zoo di Varsavia, 2017, di Niki Caro.
    Nella Polonia invasa dai nazisti, Antonina e il marito Jan, direttori dello zoo di Varsavia, difendono i propri animali dalla macellazione da parte dei soldati. Mettono in pericolo la loro stessa vita per nascondere centinaia di ebrei tra le gabbie dello zoo. Basato su fatti realmente avvenuti, il film rivela una storia nota a pochi ma di immenso coraggio.


  • Gli invisibili, 2017, di Claus Räfle.
    Poco si sa di quegli ebrei che riuscirono a sopravvivere a Berlino, vivendo in totale clandestinità. Un film che mescola lo stile del racconto di finzione con il documentario, basandosi su quattro delle storie più emblematiche raccolte dal regista attraverso le interviste di alcuni di questi veri “invisibili”.


  • La douleur, 2017, di Emmanuel Finkiel.
    Anche questa è una storia vera della scrittrice Marguerite Duras che durante la Seconda Guerra Mondiale, fece parte della Resistenza. Mentre lei viaggiava da una riunione clandestina all’altra e partecipava a missioni pericolose in bicicletta, il marito era a Dachau. Lei decise di aspettarlo combattendo per lui.


  • L’uomo dal cuore di ferro, 2017, di Cedric Jimenez.
    Tratto dal romanzo omonimo di Laurent Binet narra la storia dei ragazzi che accettarono una missione suicida: uccidere Reinhard Heydrich, il nazista macellaio di Praga.


  • Gli indesiderati d’Europa, 2018, di Fabrizio Ferraro.
    Nel Febbraio del 1939 i profughi della Guerra Civile Spagnola percorrono in fuga la Route Lister nei Pirenei sudorientali. L’anno seguente, un altro gruppo di persone compie lo stesso cammino.


  • Il fotografo di Mauthausen, 2018, di Mar Targarona.
    Il film racconta la storia di Francisco Boix, un internato catalano nel campo di concentramento di Mauthausen. Grazie al suo lavoro di fotografo egli entra al servizio delle SS e pertanto riesce a documentare ciò che accade ai prigionieri. I negativi da lui nascosti nonché quelli fatti uscire clandestinamente dal campo hanno in seguito permesso di condannare molti ufficiali nazisti che erano in servizio presso Mauthausen.


  • Jojo Rabbit, 2019, di Taika Waititi.
    Il film vincitore di un Premio Oscar e un Premio BAFTA per la miglior sceneggiatura non originale, narra la storia di Jojo, un ragazzo tedesco nazista e di una giovane ebrea nascosta nella soffitta di casa sua.


  • I bambini di Rue Saint-Maur, 2019, di Ruth Zylberman.
    Un documentario che racconta la storia di un indirizzo parigino. Un palazzo. La regista per anni si è messa sulle tracce dei suoi inquilini, quelli sopravvissuti. Che erano bambini quando la città fu invasa dai tedeschi e divennero dei “bambini interrotti”. Li ha cercati, trovati, riportati là.


  • “Arzo, 1943”, 2022, di Nicola Mazzi.
    Il film racconta la storia di Liliana Segre, sopravvissuta alla Shoah e poi senatrice a vita. La giovanissima Segre, all’età di tredici anni, fu deportata ad Auschwitz, dopo essere stata respinta con parte della sua famiglia alla frontiera ticinese di Arzo. Il film scava nella memoria per fare rivivere alcuni momenti della Shoah al confine italo-svizzero.